L'Intelligenza artificiale sta facendo crollare le visite dei siti web

L'Intelligenza artificiale sta facendo crollare le visite dei siti web

Ragioniamo insieme su tutte le conseguenze di questo cambiamento

Negli ultimi mesi tutti i siti web hanno avuto un crollo delle visite provenienti dalla ricerca organica di Google. Il motivo principale è l'utilizzo dell'intelligenza artificiale con AI Overview, che offre all'utente la prima risposta dopo una ricerca e cattura la sua attenzione fornendo riscontri spesso esaustivi prima di arrivare ai siti web.

Questo ha ridotto drasticamente il tempo e la consultazione della ricerca di un utente medio che, spesso non arriva a leggere nemmeno i primi risultati.

Cosa significa? ci sono altre conseguenze da considerare? E poi la domanda delle domande...è davvero arrivata la fine del web? Facciamo di seguito alcune considerazioni sull'argomento.

 

Intelligenza artificiale...contenti e scontenti

L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il modo in cui le persone utilizzano Internet. Sempre più spesso gli utenti non rivolgono le proprie domande ai tradizionali motori di ricerca, ma direttamente ai chatbot, ottenendo risposte immediate invece di una serie di link da consultare per cercare autonomamente le informazioni desiderate.

È necessariamente un vantaggio? Forse per gli utenti sì, perché permette di arrivare alle informazioni molto più rapidamente. Ma questa trasformazione porta con sé una conseguenza potenzialmente molto seria per il futuro del web.

Per anni gran parte di Internet si è sostenuta economicamente grazie al traffico degli utenti, monetizzato soprattutto attraverso la pubblicità e, in alcuni casi, gli abbonamenti. Se però le persone ottengono le risposte direttamente dall’intelligenza artificiale senza visitare i siti che hanno prodotto quelle informazioni, questo meccanismo comincia a interrompersi. Per recuperare almeno una parte delle entrate perdute, molti produttori di contenuti stanno quindi cercando nuovi sistemi per far pagare alle aziende di IA l’utilizzo delle proprie informazioni.

 

Qualche numero concreto su cui ragionare

Apple ha dichiarato che nell’aprile 2026, per la prima volta, il numero di ricerche effettuate attraverso il browser Safari è diminuito. Una possibile spiegazione è proprio il crescente ricorso degli utenti agli strumenti di intelligenza artificiale.

Anche Google sta cercando di adattarsi a questo cambiamento. Per rispondere alla crescita di OpenAI e delle altre aziende del settore, ha introdotto nel proprio motore di ricerca AI Overview, una funzionalità che utilizza l’intelligenza artificiale per fornire direttamente una sintesi delle informazioni cercate. Comparsi inizialmente in cima ad alcune pagine dei risultati, questi riepiloghi generati dall’IA sono ormai diventati estremamente diffusi.

A maggio Google ha inoltre lanciato AI Mode, una versione del motore di ricerca che funziona in modo molto simile a un chatbot. L’idea promossa dall’azienda è semplice: grazie all’intelligenza artificiale, sarà Google stesso a effettuare le ricerche al posto dell’utente.

Il problema è altrettanto evidente: se Google cerca, legge e sintetizza le informazioni per noi, gli utenti hanno sempre meno motivi per visitare direttamente i siti dai quali quelle informazioni provengono.

Secondo Similarweb, società che analizza il traffico di oltre cento milioni di siti web, nell’arco di un anno il traffico mondiale generato da utenti reali si sarebbe ridotto del 15%. L’impatto, tuttavia, non è stato uniforme. Alcune categorie di siti hanno resistito meglio, mentre altre hanno subito perdite molto consistenti: i siti dedicati alla scienza e all’istruzione avrebbero perso circa il 10% dei visitatori, quelli di consultazione il 15% e quelli specializzati nella salute addirittura il 31%.

 

Si impoveriscono i siti web da cui si prendono i contenuti

Per le aziende che basano i propri ricavi sulla vendita di spazi pubblicitari o sugli abbonamenti, meno visitatori significa inevitabilmente meno entrate. Si crea così una situazione paradossale: le piattaforme di intelligenza artificiale utilizzano i contenuti pubblicati sul web per costruire le proprie risposte e, nello stesso tempo, possono contribuire a ridurre il traffico verso chi quei contenuti li ha prodotti.

Google sostiene che il proprio utilizzo dei contenuti presenti sul web sia pienamente legittimo. Tuttavia, secondo le stime di Similarweb, da quando l’azienda ha introdotto le proprie funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, la percentuale delle ricerche relative alle notizie che si conclude senza generare alcuna visita successiva a un sito web sarebbe passata dal 56% al 69%.

L’intelligenza artificiale sembra quindi intercettare una parte sempre maggiore del traffico che in precedenza raggiungeva direttamente i siti di contenuti. Le conseguenze possono andare oltre la semplice perdita economica. Meno visitatori significano anche meno partecipazione: per esempio, sui forum potrebbe diminuire il numero di domande, risposte e contributi pubblicati dagli utenti.

 

Scontro o collaborazione?

Per cercare di mantenere il flusso di traffico e di ricavi, diversi grandi produttori di contenuti hanno iniziato a negoziare accordi di licenza con le aziende di intelligenza artificiale, in alcuni casi accompagnando le trattative con iniziative o minacce di carattere legale.

La questione diventa però molto più complessa per la maggior parte dei siti presenti su Internet. Centinaia di milioni di realtà più piccole non dispongono infatti delle risorse economiche e legali necessarie né per negoziare direttamente con i grandi operatori tecnologici né per affrontarli in tribunale.

Nel loro insieme, i contenuti prodotti da questi siti rappresentano una risorsa importantissima per i sistemi di intelligenza artificiale; singolarmente, però, ciascun sito può risultare facilmente sostituibile. Tecnicamente è già possibile impedire ai sistemi automatici di accedere ai propri contenuti. Ma anche questa soluzione ha un prezzo: bloccare i crawler rischia di significare rinunciare alla visibilità offerta dai motori di ricerca e dalle nuove piattaforme basate sull’intelligenza artificiale.

 

Nascono nuove forme di fidelizzazione utente

Alcuni siti di informazione stanno quindi cercando di ridurre progressivamente la propria dipendenza da Google, puntando maggiormente su strumenti che permettono un rapporto diretto con il pubblico, come newsletter e applicazioni. In alcuni casi questa strategia ha consentito di aumentare il traffico complessivo nonostante la diminuzione delle visite provenienti dal motore di ricerca.

Esiste inoltre una differenza importante tra le diverse tipologie di contenuti. Testi e articoli possono essere analizzati e riassunti con grande facilità dai sistemi di intelligenza artificiale, mentre audio e video risultano ancora più difficili da sostituire completamente con una semplice risposta sintetica. Non sorprende quindi che, secondo Similarweb, YouTube sia di gran lunga il sito verso il quale i chatbot indirizzano più frequentemente gli utenti.

 

Cosa succederà?

Questo non significa necessariamente che il web sia destinato a scomparire. Non tutti condividono infatti l’idea che Internet stia attraversando una fase di declino. Il numero complessivo dei siti continua a crescere e proprio l’intelligenza artificiale, rendendo molto più semplice e veloce la produzione di contenuti, sta contribuendo a questa espansione. Secondo alcune stime, negli ultimi due anni la rete si sarebbe allargata del 45%.

D’altra parte, la morte del web è stata annunciata molte volte in passato: prima con l’affermazione dei social network, poi con la diffusione delle applicazioni mobili. In nessuno di questi casi Internet è realmente scomparsa, ma si è trasformata.

L’intelligenza artificiale potrebbe però rappresentare una trasformazione più profonda rispetto alle precedenti, perché non si limita a creare un nuovo canale attraverso cui raggiungere i contenuti: è in grado di leggerli, elaborarli e restituirne direttamente il risultato all’utente, rendendo in molti casi superflua la visita alla fonte originale.

Se il web continuerà a esistere in una forma simile a quella che conosciamo oggi, sarà quindi necessario trovare nuovi equilibri. In particolare, chi produce informazioni, servizi e contenuti dovrà individuare nuovi modelli economici capaci di rendere sostenibile la propria attività anche in un mondo nel quale una parte sempre maggiore della conoscenza online viene mediata dall’intelligenza artificiale.

 

 

La foto in questo articolo è generata con intelligenza artificiale